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Recensione – La pazza gioia

Genere: Drammatico / Commedia

Trama: Villa Biondi, dintorni di Pistoia, è una comunità per donne affette da disturbi mentali. E’ lì che incontriamo per la prima volta Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi), donna profondamente turbata dalle sue cattive scelte del passato e che si atteggia a gran donna dispensando consigli a tutte le altre “ospiti” e mostrandosi come qualcosa di diverso da una semplice ospite di un ex manicomio. Il film sembra progredire lentamente e quasi per inerzia quando all’improvviso arriva una nuova ospite in Villa, essa cambierà completamente la condizione di “vivere” di Beatrice che di lì in poi ritroverà nuova fiducia nel prossimo e non resterà più nell’ombra. la_pazza_gioia-01A questo punto ci viene presentata la nuova “coinquilina” della Villa, Donatella (Micaela Ramazzotti), che entrerà “come un fulmine a ciel sereno” nella vita di Beatrice. Di lì in poi un’amicizia, figlia dell’estroversità di Beatrice e dell’incalzante voglia di affetto e compassione di Donatella, farà da cornice delle vicende delle due novelle Thelma e Louise del nostro cinema (solo in apparenza) che ne combineranno di tutti i colori e fra fughe rocambolesche e atti ai limiti della legalità ci faranno riflettere su un tema molto duro ma ben trattato.

Commenti: La scelta del buon Paolo Virzì di girare il film nelle terre di casa (Virzì è nato a Livorno) non è casuale nè dettata da ragioni finanziarie o ragioni di imposizione da terzi, anzi è tutt’altro: questa scelta proviene dalla volontà di inserire il tema trattato nella cornice geografica che meglio lo possa rappresentare e la Toscana è stata per lungo tempo la terra che ha ospitato moltissimi manicomi negli anni in cui furono in servizio. L’Italia è stata, peraltro, il primo stato ad abolire i manicomi, nel 1978: di fatto, però, ai manicomi è stato semplicemente cambiato il nome. Solo quest’anno, una nuova legge ha sancito la chiusura di questi obbrobri, istituti sanitari senza progetto riabilitativo, dove i pazienti vengono solo sedati. Ecco, il film esprime il bisogno di avere dei luoghi veramente accoglienti per chi sta male, come la comunità di recupero in cui sono ricoverate Beatrice e Donatella.

la-pazza-gioia-paolo-virzi_980x571Beatrice e Donatella rappresentano due donne matte, vere, disperate che non potrete fare a meno di adorare, e ciò lo si capisce anche dalle parole di P.Virzì:«Micaela e Valeria non sono semplici attrici, perché sono dotate di grande emotività: alla troupe dicevo di essere sempre pronta a catturare momenti inaspettati sul set. Il copione cambiava spesso, loro due ci sorprendevano. A Valeria avevo detto “esagera”, e lei evidentemente non aspettava altro», racconta Virzì. Insomma un film che malgrado una sceneggiatura di ottima fattura e una regia impeccabile racconta al meglio il difficile tema trattato basandosi sulla straordinaria capacità delle due protagoniste, entrambe straordinarie ma mensione particolare a Micaela Ramazzotti per le scene finali, di saper esprimere le vere emozioni, sensazioni, suoni, odori e movimenti che le “prigioniere” di un manicomio sono state costrette a provare negli anni in cui erano stati istituiti. Onore a Virzì, uno dei migliori registi italiani dei giorni nostri, a sua moglie Micaela Ramazzotti, a Valeria Bruni Tedeschi e a tutto il cast stellare perchè insieme hanno saputo interpretare al meglio tutto l’ottimo materiale prodotto in fase di preparazione del film e hanno saputo rendere la trama uno spettacolare esempio di come il cinema italiano di qualità non è ancora morto definitivamente.

 

Genere: Drammatico / Commedia Trama: Villa Biondi, dintorni di Pistoia, è una comunità per donne affette da disturbi mentali. E' lì che incontriamo per la prima volta Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi), donna profondamente turbata dalle sue cattive scelte del passato e che si atteggia a gran donna dispensando consigli a tutte le altre "ospiti" e mostrandosi come qualcosa di diverso da una semplice ospite di un ex manicomio. Il film sembra progredire lentamente e quasi per inerzia quando all'improvviso arriva una nuova ospite in Villa, essa cambierà completamente la condizione di "vivere" di Beatrice che di lì in poi ritroverà nuova fiducia nel prossimo e non resterà più nell'ombra. A questo punto ci viene presentata la nuova "coinquilina" della Villa, Donatella (Micaela Ramazzotti), che entrerà "come un fulmine a ciel sereno" nella vita di Beatrice. Di lì in poi un'amicizia, figlia dell'estroversità di Beatrice e dell'incalzante voglia di affetto e compassione di Donatella, farà da cornice delle vicende delle due novelle Thelma e Louise del nostro cinema (solo in apparenza) che ne combineranno di tutti i colori e fra fughe rocambolesche e atti ai limiti della legalità ci faranno riflettere su un tema molto duro ma ben trattato. Commenti: La scelta del buon Paolo Virzì di girare il film nelle terre di casa (Virzì è nato a Livorno) non è casuale nè dettata da ragioni finanziarie o ragioni di imposizione da terzi, anzi è tutt'altro: questa scelta proviene dalla volontà di inserire il tema trattato nella cornice geografica che meglio lo possa rappresentare e la Toscana è stata per lungo tempo la terra che ha ospitato moltissimi manicomi negli anni in cui furono in servizio. L’Italia è stata, peraltro, il primo stato ad abolire i manicomi, nel 1978: di fatto, però, ai manicomi è stato semplicemente cambiato il nome. Solo quest’anno, una nuova legge ha sancito la chiusura di questi obbrobri, istituti sanitari senza progetto riabilitativo, dove i pazienti vengono solo sedati. Ecco, il film esprime il bisogno di avere dei luoghi veramente accoglienti per chi sta male, come la comunità di recupero in cui sono ricoverate Beatrice e Donatella. Beatrice e Donatella rappresentano due donne matte, vere, disperate che non potrete fare a meno di adorare, e ciò lo si capisce anche dalle parole di P.Virzì:«Micaela e Valeria non sono semplici attrici, perché sono dotate di grande emotività: alla troupe dicevo di essere sempre pronta a catturare momenti inaspettati sul set. Il copione cambiava spesso, loro due ci sorprendevano. A Valeria avevo detto “esagera”, e lei evidentemente non aspettava altro», racconta Virzì. Insomma un film che malgrado una sceneggiatura di ottima fattura e una regia impeccabile racconta al meglio il difficile tema trattato basandosi sulla straordinaria capacità delle due protagoniste, entrambe straordinarie ma mensione particolare a Micaela Ramazzotti per le scene finali, di saper esprimere le vere emozioni, sensazioni, suoni, odori e movimenti che le "prigioniere" di un manicomio sono state costrette a provare negli anni in cui erano stati istituiti. Onore a Virzì, uno dei migliori registi italiani dei giorni nostri, a sua…

La pazza gioia

90 - 9

9

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9

Costumi

9.2/10

Regia

9.0/10

Fotografia

8.5/10

Sceneggiatura

9.5/10

Colonne Sonore

9.0/10

PRO

  • Interpretazione Valeria Bruni Tedeschi
  • Interpretazione Micaela Ramazzotti
  • Trama
  • Tema trattato

CONTRO

  • Inquadrature non esaltanti

Autore dell'articolo: Gabriele Dell'Aria

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